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mercoledì 9 novembre 2016

Step #14: La chimica dell'Indaco scuro

Come già accennato in qualche precedente post, il nome Indaco deriva dal termine greco indikon, indiano. Infatti l'India è considerata il più antico centro produttore ed esportatore data la coltivazione, praticata fin dall'antichità, dell'Indigofera Tinctoria la pianta da cui veniva ottenuto in prevalenza il colorante.


Adolf von Baeyer nel 1865, iniziò a lavorare alla caratterizzazione strutturale della molecola dell’indaco cercando di ottenere il cosiddetto colorante in laboratorio e riuscendoci in seguito nel 1878 tramite il processo sintetico riportato in seguito:



Nonostante abbia il merito di aver portato all'ottenimento del colorante tramite sintesi totale di laboratorio, questo metodo era poco vantaggioso, fu dunque sostituito da processi più efficienti ed economici, a livello industriale e, nel 1882, Baeyer mise a punto una via di sintesi più semplice, schematizzata di seguito, che usa o-nitrobenzaldeide come reagente di partenza.
Questa all'epoca non era facilmente reperibile per cui l'uso della reazione stentò a decollare, ai giorni nostri invece non lo è più e questa strada è diventata una comune sintesi a livello di laboratorio.

I lavori sui pigmenti e sulla scoperta della struttura della molecola valsero al chimico tedesco il premio Nobel per la Chimica nel 1905.


mercoledì 2 novembre 2016

Step #11: Un documento

Spulciando tra vari documenti, articoli di giornale o libri (o vecchi manoscritti) ho trovato interessante riportate quello in cui si parla proprio dei vari procedimenti per ottenere la colorazione indaco e i suoi usi nella tintura.

si parla proprio dei vari procedimenti necessari all'ottenimento dell'Indaco dal guado.

Il libro in questione è il seguente:

Charles Philibert comte de Lasteyrie Saillant (comte de Lasteyrie)
Editore: ReInk Books (2015)
Ristampa edizione anno 1811


Il capitolo in questione invece:






giovedì 27 ottobre 2016

Step #8: L'indaco nella cultura popolare

In questo post mi occuperò dei colori nella saggezza popolare, intesa come insieme di credenze popolari, superstizioni e scaramanzie, e anche proverbi nelle quali il colore abbia avuto un grande e significativo impatto.
Per iniziare, colori e superstizioni sono stati e sono tutt'ora molto legati tra loro. Occupandoci in questo blog del colore Indaco o più precisamente il colore Indaco scuro, si può notare come esso in passato abbia influenzato molto le popolazioni dal punto di vista scaramantico, tanto che già dal medioevo il viola-indaco veniva malvisto da gran parte degli artisti, ma soprattutto dagli attori teatrali: nei teatri, con il passare dei secoli, è diventato vera e propria superstizione.

Il motivo di questa avversione risiede nel fatto che questo colore sin dal passato facesse parte dei paramenti liturgici usati in periodo quaresimale, in quanto colore di richiamo alla penitenza e alla conversione. In questo preciso periodo dell'anno (40 giorni prima di Pasqua), nel medioevo, venivano vietati tutti i tipi di rappresentazioni teatrali e di spettacoli pubblici che si tenevano per le vie o le piazze delle città.
Questo comportava per gli attori e per tutti coloro che vivevano di solo teatro, notevoli disagi economici. Non potendo lavorare infatti, le compagnie teatrali non avevano guadagni e di conseguenza anche procurarsi il pane quotidiano era ardua impresa. Col passare dei secoli il colore viola-indaco è passato dunque dall'essere un colore malvisto a diventare una vera e propria superstizione, tanto che a teatro rientra tra alcuni colori cosiddetti "proibiti" da indossare.


Secondo l'antica tradizione vedica invece, in questo colore intenso, catalogato come “freddo”, è presente insieme al blu scuro un po’ di rosso: riappare perciò la carica istintiva e vitale. Ma fondamentale è il fatto che, situato nel sesto chakra (tra le sopracciglia), viene collegato alla facoltà di perdonare. Il “terzo occhio”, infatti, permette di vedere l’apparente dualità o molteplicità delle forme e degli esseri come Uno. E da questa esperienza di conoscenza deriva un’autentica morale, cioè un naturale sentimento di amore verso ogni creatura. Solo chi ama veramente, sa perdonare, perché ha trasceso l’io: l’indaco è perciò simbolo dell’amore incondizionato.







mercoledì 12 ottobre 2016

Step #1: Definizione e origine del colore



L'indaco scuro, sfumatura scuro di blu-magenta, si può definire una tonalità più scura di indaco. L'indaco è la percezione colore dello spettro del visibile tra il blu e il viola con lunghezza d'onda compresa tra 450 e 420 nanometri.

Newton, durante un suo esperimento sulla luce "scompose" il raggio di luce solare mediante un prisma di vetro e percepì un colore tra il blu e violetto, che chiamo Indigo, in quanto, a quel tempo, la tinta si otteneva dalla pianta dell'indaco o da altre similari (indigofere).

Infatti l'indaco è un colorante di origine vegetale, già noto in Asia 4000 anni fa il suo nome deriva infatti dall'India, che ne era il principale produttore.
Si ricava dalla fermentazione delle foglie di Indigofera tinctoria e storicamente anche dal guado (Isatis tinctoria).

Infatti tramite la fermentazione di tali piante si ottiene un liquido giallo-verde, il quale fatto appositamente ossidare in aria in vasche apposite, il colore assume una colorazione sempre più viola-bluatro, ovvero il colore indaco.

L'indaco scuro dunque abbiamo capito che è una tonalità scura del colore indaco, appartenente al gruppo blu-magenta, compresa nello spettro luminoso tra blu e violetto il quale ha un'origine molto più antica di quanti possano immaginare!